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		<title>hanoi diary: sei come la mia moto&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 14:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[effetti collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[hanoi]]></category>
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		<description><![CDATA[Sei come la mia moto&#8230;
Ho già accennato al fatto che mi sono procurato una Minsk. Acquistarla è stato l&#8217;effetto di un misto di un consiglio di una amica e un fascino di un oggetto dal taglio duro e dalla tecnologia semplice, oltre tutto Made in USSR. Possederla può essere descritto come un misto di venire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Sei come la mia moto&#8230;</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Ho già accennato al fatto che mi sono procurato una Minsk. Acquistarla è stato l&#8217;effetto di un misto di un consiglio di una amica e un fascino di un oggetto dal taglio duro e dalla tecnologia semplice, oltre tutto Made in USSR. Possederla può essere descritto come un misto di venire presi a pugni da un gruppo di ultras, rompersi una gamba e prendere una orrenda malattia della pelle, ma meno divertente.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">E&#8217; rumorosa. Molto. Nel senso che se vai con una Minsk a un rave, ti chiedono di spegnerla a 500 metri dall&#8217;evento per non disturbare.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Trema durante la guida. Ha la stabilità su strada di una normale moto, quando tale moto ha i  pneumatici sono lisci come la pelle di un bambino e piove olio.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">E&#8217; affidabile, nel senso in cui un orologio fermo segna l&#8217;ora giusta 2 volte al giorno: sai sempre dove stai con una Minsk, e dove stai è all&#8217;angolo della strada a cercare di farla partire.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">E&#8217; un due tempi, per cui il rumore di qui sopra non è un bel WROOOOM maschio e sexy; è un BRAAAAAAA da motoretta scoreggiante. Andava forse bene quando avevo 16 anni, ma ne ho 33.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">E&#8217; un due tempo, quindi va a miscela, ovvero mischia l&#8217;olio per motori alla benzina, ovvero puzza.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Il risultato di tutto ciò è che le persone mi indicano per strada cosa dovrei fare della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che qua va per la maggiore).</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Che quando mi fermo, degli sconosciuti mi avvicinano e fanno capire a gesti cosa dovrei farne della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che qua va per la maggiore).</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Che se aspetto qualcuno vicino alla mia moto, dei perfetti sconosciuti si avvicinano e mi spiegano cosa dovrei farne, della mia moto (buttarla). E sempre a gesti mi fanno capire che se mi tagliassi i capelli (solo le donne hanno i capelli lunghi in Vietnam), facessi la barba e comprassi una giacca decente e una moto come la loro, troverei rapidamente una brava ragazza.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Spesso considero la possibilità di dare agli sconosciuti il numero di telefono di mia madre, visto che su molte cose sarebbero d&#8217;accordo. Non tutte, a mia madre i miei capelli vanno bene, ma dovrei Pettnarli e Darmi una Sistemata™, nonché lasciar perdere i piercing.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Forse non è chiaro: la mia moto è orrenda. E&#8217; stato il consiglio peggiore datomi dalla mia amica, a cui devo l&#8217;essere qui ad Hanoi. Ogni volta che devo usare la mia moto, considero le alternative più allettanti: andare a piedi, strisciare in ginocchio per chilometri, suicidarmi. Quando proprio devo andare in modo, eseguo raffinati calcoli minimax per identificare i percorsi più brevi, per orientare tutti gli obiettivi su di una sola tratta. La mia preoccupazione massima è NON usare la mia moto.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Il che fa sì che, nonostante sia una moto vecchissima e parecchio inquinante, la mia moto inquina pochissimo, perché la maggior parte del tempo non la uso: vado a piedi, in bici, mi faccio dare un passaggio, prendo un mototaxi, decido che poi non ho una gran voglia di andare.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Sostanzialmente, mai sottovalutare l&#8217;impatto ecologico di odiare il proprio mezzo di trasporto.</div>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">Sospetto che le macchine comode provochino molto più inquinamento di quanto immaginiamo.</div>
<p>Ho già accennato al fatto che mi sono procurato una Minsk. Acquistarla è stato l&#8217;effetto di un misto di un consiglio di una amica e il fascino per un oggetto dal taglio duro e dalla tecnologia semplice, oltre tutto Made in USSR. Possederla può essere descritto come un misto di venire presi a pugni da un gruppo di ultras, rompersi una gamba e prendere una orrenda malattia della pelle, ma meno divertente.</p>
<p>E&#8217; rumorosa. Molto. Nel senso che se vai con una Minsk a un rave, ti chiedono di spegnerla a 500 metri dall&#8217;evento per non disturbare.</p>
<p>Trema durante la guida. Ha la stabilità su strada di una normale moto, quando tale moto ha i  pneumatici lisci come la pelle di un bambino, la strada è ricoperta di olio, e piove.</p>
<p>E&#8217; affidabile, nel senso in cui un orologio fermo segna l&#8217;ora giusta 2 volte al giorno: sai sempre dove stai con una Minsk, e dove stai è all&#8217;angolo della strada a cercare di farla partire.</p>
<p>E&#8217; un due tempi, per cui il rumore di qui sopra non è un bel WROOOOM maschio e sexy; è un BRAAAAAAA da motoretta scoreggiante. Andava forse bene quando avevo 16 anni, ma ne ho 33.</p>
<p>E&#8217; un due tempi, quindi va a miscela, ovvero mischia l&#8217;olio per motori alla benzina, ovvero puzza.</p>
<p>Il risultato di tutto ciò è che le persone mi indicano per strada cosa dovrei fare della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che qua va per la maggiore).</p>
<p>Che quando mi fermo, degli sconosciuti mi si avvicinano e fanno capire a gesti cosa dovrei farne della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che qua va per la maggiore).</p>
<p>Che quando rallento, degli sconosciuti mi si avvicinano e fanno capire a gesti cosa dovrei farne della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che qua va per la maggiore).</p>
<p>Che in qualunque condizione io sia sopra la mia moto, degli sconosciuti mi si avvicinano, anche a rischio della loro stessa vita, e mi fanno capire a gesti cosa dovrei farne della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, una Suzuki, una Piaggio che insomma avete capito).</p>
<p>Insomma, di norma degli sconosciuti mi  si avvicinano e fanno capire a gesti cosa dovrei farne della mia moto: buttarla. E comprarne una come la loro (una Honda, eccetera).</p>
<p>Vuole anche dire che se aspetto qualcuno vicino alla mia moto, altri perfetti sconosciuti (a meno che non siano sempre gli stessi con parrucche e baffi finti, non si sa mai con &#8217;sti comunisti) mi si avvicinano e mi spiegano cosa dovrei farne, della mia moto (buttarla). E sempre a gesti mi fanno capire che se mi tagliassi i capelli (solo le donne hanno i capelli lunghi in Vietnam), facessi la barba, e mi comprassi una giacca e una moto decente, come la loro ad esempio, troverei rapidamente una brava ragazza. Ho 33 anni, cosa ci faccio non sposato? Colpa della Minsk. E dei capelli lunghi. E della Minsk. E della barba. E della Minsk. E della giacca. Soprattutto della Minsk.</p>
<p>Spesso considero la possibilità di dare agli sconosciuti il numero di telefono di mia madre, visto che su molte cose sarebbero d&#8217;accordo. Non tutte, a mia madre i miei capelli vanno bene, ma dovrei Pettnarli e Darmi una Sistemata™, nonché lasciar perdere i piercing. Per questo non ho ancora trovato una brava ragazza.</p>
<p>(ciao mamma: dai che esagero, no, non dare fuoco alla mia collezione de l&#8217;Uomo Ragno di quando avevo 13 anni, ti prego&#8230;)</p>
<p>Forse non è chiaro: la mia moto mi fa orrore. E&#8217; stato il consiglio peggiore datomi dalla mia amica, a cui devo l&#8217;essere qui ad Hanoi e una serie di buoni consigli. Ogni volta che la devo usare, considero le alternative più allettanti: andare a piedi, strisciare in ginocchio per chilometri, suicidarmi. Quando <strong>proprio</strong> devo andare in modo, eseguo raffinati calcoli minimax per identificare i percorsi più brevi, per orientare tutti gli obiettivi su di una sola tratta. La mia preoccupazione massima è NON usare la mia moto, o usarla il meno possibile.</p>
<p>Il che fa sì che, nonostante si tratti di una moto vecchissima e parecchio inquinante, la mia moto inquina pochissimo, perché la maggior parte del tempo non la uso: vado a piedi, in bici, mi faccio dare un passaggio, prendo un mototaxi, decido che poi non ho una gran voglia di andare e resto a casa.</p>
<p>Sostanzialmente, mai sottovalutare l&#8217;impatto ecologico positivo dell&#8217;odiare il proprio mezzo di trasporto.</p>
<p>Sospetto che le macchine comode provochino molto più inquinamento di quanto immaginiamo.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-169" title="SN852277_minsk" src="http://aliosha.org/appunti/wp-content/uploads/2009/12/SN852277_minsk-300x225.jpg" alt="SN852277_minsk" width="300" height="225" /><img class="aligncenter size-medium wp-image-170" title="SN852279_minsk" src="http://aliosha.org/appunti/wp-content/uploads/2009/12/SN852279_minsk-300x225.jpg" alt="SN852279_minsk" width="300" height="225" /></p>
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		<title>scherzi da sposi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 03:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[en passant]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare che il testimone di uno sposo in Inghilterra abbia inserito un accrocchio nel letto degli sposi che invia aggiornamenti a twitter ogni volta che &#8220;si mettono al lavoro&#8221;. Non so cosa pensare se non &#8220;cool&#8221;.
Anon Bestman (newlywedsontjob) on Twitter.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare che il testimone di uno sposo in Inghilterra abbia inserito un accrocchio nel letto degli sposi che invia aggiornamenti a twitter ogni volta che &#8220;si mettono al lavoro&#8221;. Non so cosa pensare se non &#8220;cool&#8221;.</p>
<p><a href="http://twitter.com/newlywedsontjob">Anon Bestman (newlywedsontjob) on Twitter</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>come non imparare una lingua, divertendosi</title>
		<link>http://aliosha.org/appunti/2009/12/come-non-imparare-una-lingua-divertendosi/</link>
		<comments>http://aliosha.org/appunti/2009/12/come-non-imparare-una-lingua-divertendosi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 01:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[conversazione]]></category>
		<category><![CDATA[punta-e-grugnisci]]></category>
		<category><![CDATA[vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno l&#8217;ennesima persona mi spiegava che &#8220;non è così che si impara una lingua&#8221;.
Il così in questione è il mio modo di fare. Nello specifico, avevo comprato un libro per studenti avanzati di inglese (vietnamiti) che consiste di traduzioni dal vietnamita all&#8217;inglese, e mi ero messo, armato di dizionario, a cercare di leggerlo.
&#8220;Le lingue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno l&#8217;ennesima persona mi spiegava che &#8220;non è così che si impara una lingua&#8221;.</p>
<p>Il <em>così</em> in questione è il mio modo di fare. Nello specifico, avevo comprato un libro per studenti avanzati di inglese (vietnamiti) che consiste di traduzioni dal vietnamita all&#8217;inglese, e mi ero messo, armato di dizionario, a cercare di leggerlo.</p>
<p>&#8220;Le lingue si imparano dall&#8217;inizio&#8221;.</p>
<p>Ora. Suppongo di sì. Credo. Forse.</p>
<p>Ci sono in giro un sacco di corsi del tipo &#8220;impara una lingua in un mese&#8221;. Non so se per gli altri funzionino: per me non proprio. Ci sono un sacco di corsi che cominciano dall&#8217;inizio, &#8220;ciao, come ti chiami, io mi chiamo Alex, da dove vieni Alex, vengo dall&#8217;Italia, cosa fai Alex? Il trafficante di matrioske afgane&#8221;.</p>
<p>Ci sono un sacco di corsi che ho lasciato a metà. Non mi serve a nulla un sistema efficiente di apprendimento di una lingua, se mi annoio a morte e non lo seguo. Efficienza ed efficacia sono due cose diverse: si può essere estremamente efficienti, andando nella direzione sbagliata. I corsi ottimizzati, i corsi tradizionali a me fanno l&#8217;effetto di <strong>non</strong> imparare una lingua, però molto rapidamente.</p>
<p>Il sistema che uso io l&#8217;ho scoperto negli anni. Non è efficiente, per nulla. Spreco un sacco di tempo. Spesso non funziona, ho affrontato una serie di lingue che sono rimaste a metà: ne so qualcosa, posso descriverne la struttura e magari una frase.</p>
<p>E&#8217; un sistema che ho scoperto con l&#8217;inglese, ma non mi sono accorto di averlo sviluppato fino a due lingue dopo. Se possiamo parlare di <em>sviluppare un sistema</em> che sostanzialmente è un non avere un sistema.</p>
<p>Io l&#8217;inglese l&#8217;ho imparato per sbaglio. Oh, l&#8217;ho studiato a scuola, dalla quarta elementare: inutile dire che a 11-12 anni non sapevo esprimere molto di più che &#8220;hello, my name is Alex, listen and repeat, the cat is on the table&#8221;. Per altro, che cazzo ci fa quel gatto sempre sul tavolo? E poi mi sono appassionato di giochi di ruolo, e anche di adventure games al computer. Sì, lo so cosa pensate: le ragazze non mi cagavano. E&#8217; vero. Al tempo, a parte D&amp;D (Dungeos and Dragons, segrete e draghi), che ho sempre considerato un sistema per bambini stupidi anche quando ero un bambino io stesso [<a title="so che ci sono persone in gamba, equilibrate e intelligenti che organizzano ottime avventure con D&amp;D. Ben per loro. A me non piaceva allora, e non piace ora, anche se ho imparato con gli anni a non dare giudizi di merito sulle persone. A 11 anni avrei detto che erano scemi." href="./">*</a>], non erano tradotti. Erano in inglese: sia i giochi di ruolo (RPG, role playing games), che gli adventure games (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/King%27s_Quest">King&#8217;s Quest 1</a>, e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leisure_Suit_Larry_%28series%29">Leisure Suit Larry 1</a> mi hanno insegnato molto). Io volevo giocarci. Così feci quello che chiunque avrebbe fatto al mio posto, credo: presi il manuale (o nel caso dei giochi al computer, mi stampai la lista di possibili comandi da dare), un dizionario, e mi misi a cercare parola per parola quello che non capivo. Tipo, all&#8217;inizio: tutto.</p>
<p>L&#8217;inglese era l&#8217;ostacolo, non il fine: volevo sapere cosa cavolo c&#8217;era nel manuale. Volevo giocare.</p>
<p>L&#8217;argomento era l&#8217;incubo di qualunque insegnante di lingua: 200 diversi tipi di armi medioevali, e nessuna parola di tutti i giorni. Sapevo come descrivere uno squartamento in una mischia, non come chiedere &#8220;mi passi l&#8217;uva per piacere?&#8221;. Il vocabolario era completamente idiosincratico, e assolutamente non calibrato al giovane studente.</p>
<p>C&#8217;è una cosa da notare: i bambini non imparano la prima lingua in un ambiente calibrato al giovane studente. Certo, i genitori passano un sacco di tempo a dire parole semplici; ma la maggior parte dell&#8217;ambiente è non strutturato, complesso, incomprensibile. Chomsky ne sa qualcosa.</p>
<p>Così mi sono trovato a &#8220;sapere l&#8217;inglese&#8221; senza volere. Pronuncia orrenda, peggio di ora. Vocabolario strano: ma lo sapevo. Potevo prendere un testo, orientarmi, capirlo al 90%, andare a cercare quelle parole essenziali che, essendo chiave, non erano facili da comprendere dal contesto. Buona parte del sapere una lingua è sentirla, è sapere a cosa fare attenzione e cosa trascurare. E&#8217; dove cercare il soggetto, dove l&#8217;azione, dove quelle cose che piacciono agli scrittori e che puoi tralasciare (il 95% dei Promessi Sposi, ad esempio).</p>
<p>&#8220;Sapere l&#8217;inglese&#8221;, per un certo valore di sapere. Per tutto il primo anno che giocammo a MERP, e anche a GURPS, giocammo con le mie personalizzate regole. Non che volessi: erano quelle che avevo capito. Quando le rilessi mi accorsi che avevo preso fischi per cacciatorpediniere, e lanterne per matrioske afgane. Mi par di ricordare che quando spiegai al Paso che, in realtà, il suo personaggio non sarebbe morto, due mesi prima, ma solo svenuto, non la prese bene.</p>
<p>Credo. La mia comprensione non era delle migliori, al tempo, ma credo che urlare &#8220;<em>bastardo bastardo bastardo bastardo bastardo</em>&#8221; non fosse il suo modo di dire &#8220;<em>accetto la cosa come evento della vita, riconosco che hai fatto del tuo meglio</em>&#8220;. Devo però controllare.</p>
<p>Ripetuta l&#8217;esperienza con il francese (&#8221;<em>Paso? Il tuo personaggio non era morto, solo&#8230;</em>&#8220;), che hanno provato ad insegnarmi per anni a scuola nel &#8220;modo giusto&#8221;, con pronuncia grammatica esercizi, e imparato grazie all&#8217;essermi preso una cotta, ed aver letto dei libri.</p>
<p>Ma non ero reso conto che quello <strong>era</strong> il mio metodo-non metodo fino allo svedese. Anzi: non avevo mai pensato che quello che io stavo facendo fosse imparare delle lingue. Era semplicemente un modo per ottenere le informazioni che volevo, un po&#8217; come quando cerchi di superare un sistema protetto da password. Avevo provato a imparare lo svedese con dei manuali di auto-apprendimento, senza grande successo. Ripeto: un sistema rapido non è rapido per nulla se ti <span style="text-decoration: line-through;">rompi i maroni</span> ehm, annoi a morte, e non lo segui. Probabilmente ci sono persone che si entusiasmano a leggere dei dialoghi da cerebrolesi in cui le nuove parole e strutture lessicali vengono introdotte gradualmente, aspetta la terza settimana per poter usare il passato. Io sono dell&#8217;altro tipo.</p>
<p>Visto che il Paso era sparito dalla mia vita di giocatore di ruolo (non so perché), è successo così che lo svedese l&#8217;ho imparato, nel senso che sono passato dal non capirci un niente ad orientarmi in un testo, con <em>Lille Prinsen</em>, Il Piccolo Principe. Per una serie di ragioni, non l&#8217;avevo mai letto, avevo anzi fatto attiva resistenza al leggerlo. Ad un certo punto della vita mi sono trovato con quel libro, un dizionario, e una grammatica in cui controllare alcuni dubbi: fortunatamente la grammatica svedese è stile quella inglese, si può quasi sempre trovare una parola così come è nel dizionario.</p>
<p>A me sembrava difficile, perché appariva strano, e al tempo non lo sapevo: lo svedese è facile. [<a title="mai sottovalutare la carica all'autostima data dal riuscire fare qualcosa che pensi sia difficile, e ti sembra molto più facile del previsto. Se sei abbastanza giovane, immagini di essere un genietto, non sospetti nemmeno che, forse, semplicemente non era difficile affatto. Così ho iniziato a considerarmi uno che &quot;impara facile le lingue&quot;. Non è vero per un cavolo, ma mi permette di provarci." href="./">**</a>]</p>
<p>Nessun casino di casi o declinazioni o coniugazioni, i plurali sono un po&#8217; strani, e per chi non è abituato alle lingue nordiche (io, al tempo), le megaparoleformatedaquindiciparoleattaccate sono un po&#8217; faticose da analizzare, e separare nei componenti.</p>
<p>Ma fattibile. E soprattutto: per me era divertente.</p>
<p>Era un gioco. Un rompicapo: lì dentro, in quel guazzabuglio di parole e segni, c&#8217;era un significato che io volevo estrarre. Che nessuno aveva nascosto apposta, semplicemente era espresso in una altra lingua, e il dizionario era la chiave per capire.</p>
<p>E così fu. Credo di averci impiegato 3 ore per leggere le prime tre righe. Ha senso, l&#8217;altra sera ci ho messo 2 ore a leggere le prime 2 righe di Hoàng Tử Bé, ovvero il piccolo principe in vietnamita. Pure barando, perché ora lo so benissimo cosa dicono le prime due righe: ma cercavo parola per parola, gruppo di parole per gruppo di parole, e tentavo di tirarne fuori un senso. Non sono sicuro che l&#8217;avrei capito se non avessi già conosciuto il significato: così come non capii un accidente delle prime righe di Lille Prinsen. Alla terza pagina, il testo però iniziò a trasformarsi, a diventare meno impossibile. A metà libro, circa un mese dopo, lo stavo leggendo.</p>
<p>La mente è pigra: quando si accorge che passerai un sacco di tempo a cercare di capire un testo, si sbatte a ottimizzarne la comprensione.</p>
<p>Il fatto principale è: mi divertivo. Mi diverto. Mi diverto a passare 3 ore a cercare parole in un dizionario, guardare esempi, perdermi, scoprire che in vietnamita c&#8217;è una espressione che dice <strong>không bao giò có một chiển tranh tốt dẹp hoặc một hòc bình xấn xa</strong>, <em>non esiste una bella guerra o una brutta pace,</em> che la dice lunga su di un paese che ha passato in guerra buona parte degli ultimi 2000 anni.</p>
<p>Non è efficiente. Non ricordo il significato della maggior parte delle parole nella frase sopra, ma comincio un po&#8217; ad orientarmi. Comincio a capire come funziona la cosa di non avere spesso soggetti, verbi, articoli o indicatori. Per esempio, <strong>cơm hàng cháo chợ</strong> mi ha lasciato assolutamente perplesso quando l&#8217;ho trovato: letteralmente <em>riso</em> (ovvero pane, pagnotta, cibo quotidiano) <em>negozio/merci zuppa mercato</em>. Eh? Prego? Ma vuol dire &#8220;pagnotta di negozio, zuppa di mercato&#8221;, ovvero senza fissa dimora, senza un posto fisso, mangio quello che compro al negozio e al mercato.</p>
<p>Non è così che si impara una lingua. Non è rapido. Non è efficiente.</p>
<p>Ma è l&#8217;unico modo in cui le imparo io: mi diverto mentre lo faccio, e, ogni tanto, alla fine della fiera, mi ritrovo con una lingua che parlucchio.</p>
<p>Dopo, e solo dopo, posso tornare a guardare le basi: lo sto facendo già un po&#8217; per il vietnamita, che ha una pronuncia che non perdona.</p>
<p>Ma prima, e durante, e dopo mi devo divertire. Una lingua serve a veicolare dei contenuti, non solo a dire &#8220;ciao come ti chiami?&#8221; Per esempio, si può dire &#8220;ma che cazzo ci fa quel gatto sul tavolo?&#8221;</p>
<p><small>(da notare che non funziona per il tedesco, o le lingue con una grammatica estremamente rigida. O meglio: funziona per la comprensione, ma alla fine si continuano a fare errori. Lo so per esperienza: lo parlo correntemente, e sembro Tarzan quando parlo.)</small></p>
<p>[*] so che ci sono persone in gamba, equilibrate e intelligenti che organizzano ottime avventure con D&amp;D. Ben per loro. A me non piaceva allora, e non piace ora, anche se ho imparato con gli anni a non dare giudizi di merito sulle persone. A 11 anni avrei detto che erano scemi.</p>
<p>[**] mai sottovalutare la carica all&#8217;autostima data dal riuscire fare qualcosa che pensi sia difficile, e ti sembra molto più facile del previsto. Se sei abbastanza giovane, immagini di essere un genietto, non sospetti nemmeno che, forse, semplicemente non era difficile affatto. Così ho iniziato a considerarmi uno che &#8220;impara facile le lingue&#8221;. Non è vero per un cavolo, ma mi permette di provarci.</p>
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		<title>da dove cominciare?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 06:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ego]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri ho ricevuto una mail dalla ragazza di un conoscente. Lei mi sta piuttosto simpatica, ha una bella energia, e credo sia una delle poche autoproclamate anarcofemministe qui ad Hanoi.
Solo che mi ha scritto:

REVERENCE FOR LIFE
Aware of the suffering caused by the destruction of life, I am committed to cultivating the insight of interbeing and [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho ricevuto una mail dalla ragazza di un conoscente. Lei mi sta piuttosto simpatica, ha una bella energia, e credo sia una delle poche autoproclamate anarcofemministe qui ad Hanoi.<br />
Solo che mi ha scritto:</p>
<blockquote><p>
REVERENCE FOR LIFE</p>
<p>Aware of the suffering caused by the destruction of life, I am committed to cultivating the insight of interbeing and compassion and learning ways to protect the lives of people, animals, plants, and minerals. I am determined not to kill, not to let others kill, and not to support any act of killing in the world, in my thinking, or in my way of life.  Seeing that harmful actions arise from anger, fear, greed, and intolerance, which in turn come from dualistic and discriminative thinking, I will cultivate openness, non-discrimination, and non-attachment to views in order to transform violence, fanaticism, and dogmatism in myself and in the world.</p>
<p>(tipo: VENERAZIONE PER LA VITA<br />
Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione di vita, mi impegno a coltivare la percezione dell&#8217;inter-essere e della compassione e ad imparare modi di proteggere le vite di persone, animali, piante e minearali. Sono determinata a non uccidere, a non lasciare che altri uccideano, a non supportare l&#8217;uccisione nel mondo, nel mio modo di pensare, o nel mio modo di vivere. Vedere che azioni dannose possono nascere da rabbia, paura, avidità e intolleranza, che a loro volta provengono dal pensiero dualistico e discriminatorio, coltiverò opinioni di apertura, non-discriminazione, e non-attaccamento per trasformare violenza, fanaticismo e dogmatismo in me e nel mondo.)</p></blockquote>
<p>Al volo, le ho risposto:<br />
<em>-come si uccidono i minerali?<br />
-come evito di ammazzare batteri, virus e organismi monocellulari?<br />
-come evito di uccidere le piante? Certo, potremmo mangiare solo frutti (evitando quelli la cui raccolta uccide la pianta, credo che gli zucchini siano out), e alcuni altri vegetali (niente carote o patate, OK l&#8217;insalata). Siamo sicuri che sia sostenibile?<br />
-come insegno agli animali a non uccidere? Non mi pare che i gatti abbiamo l&#8217;hardware per il vegetarianismo.<br />
-cosa si intende con &#8220;non discriminazione&#8221;? Vogliamo dire che la discriminazione è sbagliata? Allora stiamo discriminando contro la discriminazione? Dovremmo meta-non discriminare? E&#8217; sbagliato discriminare contro la discriminazione contro la discriminazione contro (copia-incolla-incolla-incolla) la discriminazione? Sono tartarughe fini in fondo?<br />
-è sbagliato arrabbiarsi contro gli stronzi? Arrabbiarmi contro qualcuno che sta ammazzando qualcuno di botte è sbagliato? E contro qualcuno che ammazza me di botte?<br />
-dovrei essere fanatico sull&#8217;essere non-fanatico?<br />
-non sono alcune di queste frasi un po&#8217; dogmatiche?</em></p>
<p>E poi mi sono fermato, ma avrei potuto continuare.</p>
<p>Qualche mese fa una amica (dispersa da allora, proprio per quello di cui sto per scrivere) mi ha chiesto &#8220;<em>perché sei così aggressivo verso certe idee New Age?</em>&#8220;. Credo che lei abbia parlato di saggezza orientale, e visto che mi piace usare i nomi giusti: è roba New Age.<br />
Ci ho pensato un po&#8217;. In effetti al da un po&#8217; dedico l&#8217;aggressività che un tempo dedicavo alla Chiesa Cattolica contro guru fuffa e dichiarazioni semplicistiche.<br />
Certo, <em>loro</em> non sono la Chiesa: non possono impedire a miei amici gay di vivere con chi vogliono, non possono bloccare leggi sull&#8217;aborto, non possono far sì che milioni di persone non usino il preservativo e accelerino il ritorno al loro creatore tramite la scorciatoia chiamata AIDS e compagnia bella.<br />
Ma resta il fatto che certi semplicismi, secondo me, sporcano qualcosa di sacro. O meglio: credo che l&#8217;idea che ci sua UNA soluzione, un modo di fare, che risolve tutto, sia fondamentalmente non corretto.<br />
&#8220;<em>Ah, serve solo il non attaccamento</em>&#8220;. A cosa? Non devo essere attaccato al mangiare ogni giorno? Al respirare? E non cominciamo a parlare dell&#8217;attaccarsi al non attaccarsi, ok?<br />
Non uccidere: a che livello? Sono composto di non ricordo quante cellule, ne ammazzo migliaia grattandomi la pelle, facendomi la barba. Alloggio 10 volte tanti batteri che cellule, che vivono con me, e ogni tanto mangio qualcosa di sbagliato e ne massacro miliardi. Sono un animale, mi nutro di altre forme di vita. Non posso fare la fotosintesi, ok? Anche se volessi.<br />
E il dualismo: non è tutto uno. Ovvio che le etichette sono solo di comodità, ma NON POSSIAMO vivere senza. Punto. Va bene tenere presente che sono etichette, non la Vera Realtà Rivelata™, ma senza–<br />
beh, senza non funziona.<br />
Sto usando un computer, con le mie dita, seduto su di una sedia. Ognuna di queste parole è una etichetta, e serve al suo scopo, ora.</p>
<p>Quando qualcuno arriva a dire &#8220;<em>questo è la chiave di tutto</em>&#8220;, basta meditare, o non mangiare carne, o coltivare il non-dualismo, o il non attaccamento, provo ad ascoltare, ma un po&#8217; mi incazzo.<br />
Quando mi viene risposto se reagisco fortemente  &#8220;<em>è solo una questione di ego</em>&#8220;, mi incazzo ancora di più. L&#8217;ego, qualunque cosa &#8217;sta gente intenda, ha uno scopo molto, molto chiaro: far sì che io ricordi che io, qualunque cosa sia io, eviti di venire travolto da una moto, mangi quando ho fame, non salti da un terrazzo. C&#8217;è qualcosa di dualistico che mi separa dal resto, ed è il caso, evolutivamente parlando, di prendermi cura di mantenermi al mondo quanto posso.</p>
<p>E certo che può esagerare, esagera spesso. Ma essere senza ego credo che sia simile ad essere una pianta. Forse sono felici, ma non credo sia alla mia portata, né sono certo che lo vorrei.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, qualunque soluzione semplice per il mondo è, in quanto semplice, non vera.</p>
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		<title>come rendermi felice</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 14:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ho scoperto una frase magica che mi rende felice: &#8220;Alex, hai 6 ore per sviluppare una coreografia di danza di 15 minuti, lenta e sensuale, con te e queste  due ballerine&#8220;.
Come diceva un tipo un 100 anni fa: ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho scoperto una frase magica che mi rende felice: &#8220;<em>Alex, hai 6 ore per sviluppare una coreografia di danza di 15 minuti, lenta e sensuale, con te e queste  due ballerine</em>&#8220;.</p>
<p>Come diceva un <a href="http://thinkexist.com/quotation/i_have_the_simplest_tastes-i_am_always_satisfied/153851.html">tipo</a> un 100 anni fa: ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>alla deriva</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 07:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
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		<category><![CDATA[psicogeografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono domande che è normale fare, e domande che non è normale fare.
Cosa ci fai ad Hanoi?, in Vietnam?, cosa ci fai a Berlino?, cosa ci fai a Buenos Aires?, sono domande evidentemente lecite, mi pare.
&#8220;Cosa ci fai in Brasile?&#8221; non lo chiede nessuno, evidentemente tutti ci vogliono andare e, immagino, suppongono che chiunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono domande che è normale fare, e domande che non è normale fare.</p>
<p><em>Cosa ci fai ad Hanoi?, in Vietnam?, cosa ci fai a Berlino?, cosa ci fai a Buenos Aires?</em>, sono domande evidentemente lecite, mi pare.</p>
<p>&#8220;<em>Cosa ci fai in Brasile?</em>&#8221; non lo chiede nessuno, evidentemente tutti ci vogliono andare e, immagino, suppongono che chiunque sia in Brasile sia comunque troppo impegnato a trombare e sbronzarsi per rispondere. (E si sbagliano su tutti i fronti)</p>
<p><em>Cosa ci fai a Bologna, cosa ci fai a Verona, cosa ci fai in Italia?, </em>non lo chiediamo.<em> Cosa ci fai al mondo? Cosa ci fai con quella persona? Cosa ci fai al lavoro?</em></p>
<p>Come se alcune scelte, alcune posizioni geografiche richiedessero motivi intrinseci, esistenziali, speciali, mentre altre fossero cose che succedono, ovvio che non mi chiedi &#8220;<em>cosa ci faccio al mondo</em>&#8220;, a meno che tu non stia provando ad intortarmi.</p>
<blockquote><p>(Che è successo solo una volta: Lui: &#8220;<em>cosa ci fa al mondo un angelo bello come te?</em>&#8221;</p>
<p>Io: &#8220;<em>eh</em>?)</p></blockquote>
<p>Però è circa sempre la stessa cosa: perché capita. Ero a Bologna per un misto di attrazione, comodità, caso. Sono in Vietnam perché è capitato, e ora sto cercando di capire cosa ci faccio, cosa fare qui. A Berlino ci sono capitato, volevo finire a fare la tesi in Scandinavia e mi hanno mandato a NON farla a Frankfurt (Oder), luogo dimenticato da chiunque non voglia avere noiosi incubi la notte. Dove ho scoperto che se quando arrivi nel posto in cui pensi di preparare la tesi e chiedi &#8220;ok, su cosa lavoro?&#8221; ti rispondono &#8220;ah, non sei qui solo per fare lo fotocopie?&#8221;, non è un ottimo segno. Se ti mettono in un ufficio con 3 persone, di cui 2 parlano solo tedesco (che tu non sai) e l&#8217;altro parla inglese e odia gli italiani, nemmeno quello è un ottimo segno. Dove ho scoperto Berlino, oh non ero il primo credo che quando ho provato a convincere gli aborigeni a chiamare il loro fiume &#8220;<em>Fiume di Aliosha</em>&#8221; mi hanno detto &#8220;<em>già si chiama Spree, tante grazie</em>&#8220;, ma l&#8217;ho scoperto per me, che era a 80km da Frankfurt (Oder) e Frankfurt (Oder) fa sembrare il deserto dei Tartari un bel posto in cui organizzare delle feste, così andavo a Berlino ogni fine settimana.</p>
<p>Berlino è appiccicosa. Frankfurt (Oder) meno.</p>
<p>C&#8217;è un concetto di Psicogeografia che si chiama &#8220;<em>drifting</em>&#8220;, <em>deriva</em>. Lo so che dovrei dirlo in francese, ma l&#8217;ho scoperto in inglese e tant&#8217;è. Ci si incammina per strada, e si volta ogni volta che viene voglia, che qualcosa interessa, che gira, che la lancetta dei secondi passa su di un numero primo, facendo il segno dell&#8217;ombrello alla presunzione di avere uno scopo. Si vaga. Si gira. Si finisce dove non si immaginava.</p>
<p>Credo che la vita sia molto più deriva di quanto crediamo: non scegliamo di conoscere chi conosciamo, di sapere quello che sappiamo, di essere chi siamo, di partire da dove partiamo. E partendo di lì, dove andiamo è un po&#8217; un caso.</p>
<p>Così sono ad Hanoi, avevo pensato di tornare in Sud America in barca ma mi sono rotto il ginocchio, avevo pensato di andare in India a fare Ashtanga ma per qualche motivo l&#8217;India mi spaventa. Hanoi mi incuriosiva. Hanoi era lì.</p>
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		<title>laghi, laghi, laghi di colla!</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 03:22:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[conversazione]]></category>
		<category><![CDATA[punta-e-grugnisci]]></category>
		<category><![CDATA[vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni, oltre a preparare quello che forse potrebbe essere il primo workshop di Contact Improvisation in Vietnam e delle performance in cui spero che il pubblico principalmente faccia caso al fatto che la mia partner è gnocca, e non al fatto che non ci capiamo ancora, mi sto ossessionando con la lingua locale.
Alterno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, oltre a preparare quello che forse potrebbe essere il primo workshop di Contact Improvisation in Vietnam e delle performance in cui spero che il pubblico principalmente faccia caso al fatto che la mia partner è gnocca, e non al fatto che non ci capiamo ancora, mi sto ossessionando con la lingua locale.</p>
<p>Alterno momenti di felicità perché capisco qualcosa &#8220;ooooh, lì c&#8217;è scritto <strong>hotel</strong> in Vietnamita!&#8221;, &#8220;oooh, anche qui c&#8217;è scritto <strong>hotel</strong>, e qui <strong>taglio capelli</strong>&#8221; &#8220;ooooh,  ma quanti <strong>hotel</strong>, e negozi di <strong>taglio capelli per uomo</strong> che aprono solo alle 8 di sera, e altri hotel che offrono sauna e massaggio!&#8221;</p>
<blockquote><p>&#8220;Aliosha? Sono bordelli&#8221;</p>
<p>&#8220;Ah, ok&#8221;</p></blockquote>
<p>Dicevo, alterno momenti di felicità perché capisco qualcosa, a frustrazione perché non capisco, a incazzatura perché certe cose non hanno senso. Per me. Lo so, lo so, le lingue non hanno senso. Ma alcune cose meno di altre.</p>
<p>L&#8217;altra sera la mia compagna di casa monolingue, nonostante sia canadese, quindi obbligata a studiare francese per anni a scuola, nonostante abbia vissuto anni a Montreal, capitale francofona del Canada, e 4-5 anni in Asia (&#8221;ma tutti vogliono parlare inglese con me&#8221;), visto che come un bimbo di 2 anni, se vicino a un vietnamita, indicavo e cercavo di dire il nome,</p>
<blockquote><p>(indico) &#8220;bordello!&#8221;</p>
<p>&#8220;no quello è un ta-vo-lo&#8221;,</p>
<p>&#8220;bordello&#8221;,</p>
<p>&#8220;no, quella è una se-di-a&#8221;,</p>
<p>&#8220;bordello&#8221;</p>
<p>&#8220;senti, la smetti di imparare le parole che leggi per strada?&#8221;,</p></blockquote>
<p>Dicevo, l&#8217;altra sera la mia compagna (di casa) mi fa:</p>
<blockquote><p>&#8220;Ma proprio tu che parli tante lingue ti devi sbattere tanto per imparare il vietnamita?&#8221;</p></blockquote>
<p>La domanda mi ha lasciato perplesso. No, stupito. No, completamente instupidito. Sono giorni che ci penso, ci penso ancora, perché non è la prima volta che qualcuno mi fa &#8220;beh, proprio tu ci lavori tanto?&#8221;. Ma non viene il dubbio a questa gente che forse parlo tante lingue (a diversi livelli, usando il termine <em>parlare</em> con una certa generosità) <em>proprio</em> perché mi ossessiono?</p>
<p>Non è che le lingue mi aspettino all&#8217;angolo in dei vicoli bui per saltarmi addosso addosso, nemmeno nei negozi di barbieri notturni senza forbici: non sono veloce a impararle, non ho una buona testa per la grammatica e sono un pezzo di legno per la pronuncia (e non un pezzo di legno di chitarra, un pezzo di legno di un pallet). Mi piacciono e affascinano le parole, e adoro quel momento in cui  un testo sotto ai tuoi occhi passa da un miscuglio di segni incomprensibili a una traccia, e poi a una storia. Immagino che sia quello che altri trovano nei rebus e nei rompicapo, io di mio non sopporto sbattermi per risolvere un problema che un altro si è sbattuto a creare. Mentre una lingua esiste, non lo fanno apposta a comunicare in modo che io non capisco, nonostante ogni tanto mi venga voglia di dire &#8220;ok, il gioco è durato abbastanza, ora parliamo in italiano, vabbene?&#8221;.</p>
<p>Mi affascina questa idea che imparare le lingue possa essere qualcosa che succede, che viene facile, che avviene in modo passivo: oh, dopo un po&#8217; diviene passivo, raggiunto il livello della lettura senza dizionario, le parole e la struttura proseguono in modo implicito. Ma non succede all&#8217;inizio. Mi affascina che chi non parla altre lingue crede che <em>per noi</em> sia facile. Non so per gli altri: per me non lo è per un cavolo. Certo, ho conosciuto persone che dichiaravano &#8220;io imparo la lingua in una settimana, senza accento,  anzi, quando parlo in inglese mi impongo di avere un accento così chi mi ascolta non si intimidisce&#8221;. Come del resto ho conosciuto persone che dichiarano di vivere d&#8217;aria e non mangiare da anni, e uomini che entrano in una stanza e tutte le donne li vogliono (almeno in un paio di caso, non è solo che lo dicono, ma è vero, e un po&#8217; li odierei se non fossero miei amici e volessi loro bene. Non li odio ma un po&#8217; di invidia&#8230;).</p>
<p>Anni fa quando me lo dicevano, restavo colpito, provavo invidia come sopra, che io in una settimana forse imparo a dire &#8220;ciao&#8221; e &#8220;non capisco&#8221;, a volte &#8220;dove è il bagno?&#8221;, e, in base alla nazione, &#8220;sarebbe così gentile da smettere di prendermi a calci/mettere via il coltello, per favore?&#8221;. Però negli anni mi sono reso conto che non è che &#8217;ste donne (tutte donne le Mozart della lingua rapida) poi parlino più lingue di me: se <em>io</em> fossi capace di imparare una lingua in una settimana, mi prenderei un 6 mesi per impararne una ventina, che en passant coprono il 97% della popolazione mondiale.</p>
<p>Oltre tutto le  ultime due donne &#8220;io imparo in un attimo, non ho accento, mi tocca fingerlo&#8221; che ho incontrato, rispettivamente, parlavano una con un orrendo accento dell&#8217;est (è bulgara, cià le sue ragioni), l&#8217;altra con un accento francese che nemmeno l&#8217;ispettore Clousou quando si impegna (e anche lei cià le sue ragioni, è francese). Tanti saluti al &#8220;io non ho accento&#8221;: comincio a sospettare che le loro capacità siano realistiche quanto il reattore nucleare che Marco, mio compagno di classe delle elementari, diceva di avere sotto casa. (Marco, se mi leggi: sto ancora aspettando di venirlo a vedere).</p>
<p>Io? Io ho un accento in italiano (romagnolo), e in tutte le lingue che parlo. La cosa divertente è che spesso uso una lingua per impararne un&#8217;altra, per cui l&#8217;accento non è sempre per forza italiano; o meglio, è italiano ibrido. In spagnolo, ho un misto di italiano-argentino e brasiliano, in tedesco mi dicono che suono un po&#8217; francese (figo!), in inglese recentemente che suonavo tedesco (no figo!).</p>
<p>Comunque sia, le lingue non mi vengono facili, ma mi piacciono e mi ossessiono. Il vietnamita ha la sfiga dei toni, il vantaggio che, oltre alla grammatica medio-semplice tipica delle lingue tonali a me note (tailandese, cinese), è facile da scrivere. Usano un sistema basato sul nostro alfabeto, e una serie di scarabocchietti chiamati diacritici per indicare toni e diverse vocali. Ne hanno 12 (13?) di vocali, e 6 toni, per un totale di 72 (78?) possibili suoni. Ripeto che io, da bravo italiano, non sento ancora la differenza tra U e Ü.</p>
<p>Ieri sera non riuscivo a dormire, per cui mi sono messo a studiare la lingua, sperando di crollare di sonno. Ora. Io dico. Insomma, va bene (no, non va bene per un niente) quando diversi toni a me inaudibili portano a diversi significati. Tanto per dire:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>hô</strong> (O aperta, tono neutro) &#8211; <em>urlare; cantare </em>(intravedo il nesso qui)<br />
<strong>hố</strong> (sempre O aperta, tono crescente) &#8211; <em>una buca, una fossa</em><br />
<strong>hồ</strong> (tono calante) &#8211; <em>lago; colla</em> (prego?)<br />
<strong>hổ</strong> (cala poi cresce e si interrompe, tipo una domanda, &#8220;hai fame?&#8221;) &#8211; <em>tigre</em><br />
<strong>hộ</strong> (crolla di botta e si interrompe, tipo urlare &#8220;cuccia!&#8221; al cane) &#8211; <em>casa; tramite di, attraverso di; aiuto</em> (ma che ca&#8230;)</p>
<p>e poi anche, visto che sono itaiano e per me o e ô hanno lo stesso suono (tipo come e cosa, o non so, abbiamo 2 O in italiano e non idea di quale sia quale), e lasciamo perdere hơ che è un suono simile, ma non proprio, a Ö o Ø:
</p>
<p style="padding-left: 30px;"><strong>ho</strong> &#8211; tossire (beh, dai, cantare, tossire)<br />
<strong>hò</strong> &#8211; chiamare qualcuno, gridare a qualcuno<br />
<strong>họ</strong> &#8211; loro; cognome</p>
<p>Insomma, non è che &#8220;casa&#8221; e &#8220;aiuto&#8221; siano poi così simili, anche se posso vedere il nesso tra <em>urlare</em> e <em>cantare</em>, e penso che la cosa possa in parte spiegare la popolarità locale del karaoke (non solo perché la maggior parte dei karaoke bar sono un altro modo di nascondere un bordello, e con nascondere intendo &#8220;pubblicizzarlo con le tette al vento&#8221;), e mi pare di capire che un &#8220;lago di colla&#8221; è quello che sta avvenendo nel centro di Hanoi.</p>
<p>Ma.</p>
<p>Ora.</p>
<p>Prendiamo questo: <strong>nước</strong>, nel senso di &#8220;<strong>nước Ý</strong>&#8220;, nazione Italia (mi piace che Italia sia una sola lettera). No, aspetta  &#8220;nazione (delle) idee&#8221;. No, &#8220;acqua (dell&#8217;)idea&#8221;. O, forse &#8220;gioco (di) idea&#8221;? E se fosse &#8220;acqua Italia&#8221; invece?<br />
Perché  <strong>Ý</strong> significa sia <em>Italia</em> che <em>idea</em>. Ma <strong> nước</strong> significa, con gli stessi toni: <em>acqua, liquido, essenza, preparato</em> (liquido); <em>nazione</em> (insomma, posso capire l&#8217;idea che una nazione sia circondata da acqua, in inglese all&#8217;estero si dice &#8220;abroad&#8221;, ma vallo a spiegare agli svizzeri, e in buona parte anche ai tedeschi); e quindi, anche &#8220;<em>muovere, giocare, suonare; fissare, riparare; un passo</em>&#8220;.</p>
<p>Ma. Che. Ca. Vo. Lo.</p>
<p>Hanno delle parole per dei concetti super sottili, hanno 6 dico SEI dannatissimi toni applicati a qualcosa come 12-13 vocali (contate nello stile &#8220;uno, due, molti, tanti&#8221;), e non possono prendersi la briga di trovare un suono diverso per le loro parole?</p>
<p>Per questo io non dovrei studiarle la notte, le lingue: non mi addormento, mi arrabbio.</p>
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		<title>hanoi diary: regole di ingaggio nel traffico</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 06:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<category><![CDATA[hanoi]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvivenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Il traffico ad Hanoi è un po&#8217; caotico. Che è come dire che il mare è un po&#8217; bagnato, Giove è un po&#8217; grande, scoprire che la donna che ami ti ha tradito con il tuo migliore amico fa un po&#8217; male.
Composizione: Mi dicono che 10 anni fa c&#8217;erano solo biciclette, 5 anni fa c&#8217;erano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il traffico ad Hanoi è un po&#8217; caotico. Che è come dire che il mare è un po&#8217; bagnato, Giove è un po&#8217; grande, scoprire che la donna che ami ti ha tradito con il tuo migliore amico fa un po&#8217; male.</p>
<p><strong>Composizione</strong>: Mi dicono che 10 anni fa c&#8217;erano solo biciclette, 5 anni fa c&#8217;erano solo motorini. Ora ci sono poche biciclette, perché se sei povero e ti vuoi spostare da un posto all&#8217;altro in una città senza un trasporto pubblico degno di questo nome, lo fai come puoi, ma se solo puoi lo eviti perché anche se povero magari vuoi avere una prospettiva di vita più lunga di quella dei moscerini della frutta; ci sono motorini, ovunque, parcheggiati su ogni superficie, in moto contromano a volte in mezzo alla corsia opposta, in casa perché la mattina vuoi ritrovare il motorino dove l&#8217;hai lasciato il giorno prima, carichi di fino a 5 persone con i bambini nel centro stile cheeseburger o con 3 balle di fieno sul portapacchi; e macchine, perché anche se vuol dire venire imbottigliato nel traffico, devi fare vedere che tu hai i soldi, no? Mica con una utilitaria, un Mercedes, un SUV o niente. A questo vanno aggiunte corriere per le lunghe distanze, e TIR per il trasporto; fortunatamente solo nelle strade esterne.</p>
<p><strong>Struttura</strong>: Hanoi ha una struttura che ricorda le nostre città medioevali, piena di vicoli, stradine; evidentemente durante la guerra gli americani non si sono impegnati abbastanza e non hanno fatto un buon lavoro come a Berlino, dove l&#8217;essere stata spianata a suon di bombe ha reso possibile la costruzione di ampie strade a misura di automobile. Le strade sono normalmente a una corsia, dico in tutto, spesso mezza, in alcune ci passa solo un motorino e una lametta da barba. Entrambi agli 80. Quelle più grandi (strade, non lamette), stile circonvallazione ad alta velocità, sono a due corsie, separate nel mezzo da uno spartitraffico in cemento. La prima volta che l&#8217;ho visto ero in moto e mi ha fatto paura. Da quando mi sono trovato una corriera superare un TIR agli 80 all&#8217;ora, di fronte a me che venivo dall&#8217;altra parte della strada, senza accennare a rientrare e senza considerare che io non avevo alcuno spazio da dare, sono grato al cemento ogni volta che lo guardo. Il peggio che può succedere è che arrivi un motorino contromano, non una corriera strombazzante agli 80 all&#8217;ora. Sono le differenze che fanno la felicità.</p>
<p>(In caso qualcuno si chieda come sia andata a finire: no, non scrivo dall&#8217;oltretomba, io ho suonato, dato i fari e mi sono fermato, nella mia corsia. La corriera ha strombazzato, dato i fari e si è fermata anche lei, nella <em>mia</em> corsia, a 2 metri da me. &#8220;Beh, e ora?&#8221;. Alla fine sono riuscito a passare finendo solo un po&#8217; nel fosso)</p>
<p><strong>Regole di precedenza</strong>: il più grosso vince. Punto. Se il mio veicolo è più grande del tuo, è meglio che tu ti faccia da parte, perché sappiamo tutti chi si farebbe male in uno scontro. Un po&#8217; come alla morra, ma senza l&#8217;effetto circolare: la moto vince sulla bicicletta, la moto più grande e costosa vince sul motorino, la macchina vince sulle moto, i TIR vincono su macchine e moto, le corriere per qualche motivo vincono anche sui TIR, perché anche se pesano meno, sono più veloci, e credo che i guidatori utilizzino più anfetamina; è comunque quasi un pareggio. Il sistema quindi è questo: se arrivi a un semaforo rosso, rallenti un po&#8217;, suoni e prosegui. Se sei un TIR o una corriera, suoni e basta e non rallenti, se sei ragionevolmente sicuro che non ce ne siano altre in arrivo. In macchina, devi essere un po&#8217; circospetto. In motorino, ti guardi attorno mentre suoni.</p>
<p><strong>Scorrevolezza</strong>: fino a che non ci sono macchine e TIR, che hanno la manovrabilità che conosciamo, soprattutto perché qui non ti compri una Panda o una SMART, ma un macchinone per far vedere che i soldi li hai, il traffico scorre. Ogni ostacolo mobile viene individuato, e se della propria stazza, ci si muove in modo da finirgli dietro. Mi spiego: senza fermarti, calcoli la velocità dell&#8217;ostacolo, e ti adopri per passare dove è ora, ma non sarà più quando arriverai dove è ora, in modo che l&#8217;ostacolo possa avanzare. Il tutto molto fluido. Il problema è che lo macchine occupano un sacco di spazio, e che non si spostano per nessuno (eccetto TIR e corriere). Oltre tutto, se l&#8217;ostacolo è un pedone, semplicemente tiri dritto, per la regola del <em>sappiamo chi si farebbe male in uno scontro</em>. (Questo è il motivo per cui sto cercando di comprare una mazza da baseball). Se vuoi essere gentile, gli passi dietro, in modo che il pedone possa avanzare. Se si un<span style="text-decoration: line-through;">o stronzo</span>, cioè,  <span style="text-decoration: line-through;">un pazzo criminale</span>, dicevo, un guidatore medio, non solo tiri dritto, ma punti pochi centimetri più avanti del pedone, in modo che il pedone debba fermarsi o magari anche arretrare. Al che dovrà ripetere la cosa con il prossimo motorino. Se sei alla guida di una corriera, quello che fai è ipotizzare che il pedone sia l&#8217;Uomo Ragno e agire di conseguenza: è compito suo saltarti o usare la ragnatela per togliersi di mezzo.</p>
<p>Quando ci sono troppe macchine e oggetti più grandi, l&#8217;intero traffico si blocca. Questo succede regolarmente dalle 7 alle 9 di mattina, e dalle 5 alle 7 di sera. Ma avere una macchina vuol dire che sei figo, quindi deve valerne la pena.</p>
<p><strong>Pedoni</strong>: vedi sopra. C&#8217;è un motivo per cui &#8220;pedone&#8221; è il nome della pedina di meno valore degli scacchi. A ben pensarci, i motorini sono gli alfieri, le macchine con la loro manovrabilità e travolgimentosità sono le torri, i TIR si considerano come la regina, ma semplicemente perché non guardano né a destra né a sinistra, non per la capacità di spostarsi dove vogliono. Beh: si spostano dove voglio fino a che possono sfondare muri e travolgere cose e persone.</p>
<p>Il re è morto, viva il re.</p>
<p>Attraversare una grande strada richiede nervi d&#8217;acciaio, e se possibile una corazza d&#8217;acciaio. Esistono i semafori con il rosso, ma considerati solo come un vago consiglio di controllare se qualcuno di grosso o un gruppo fitto di motorini arrivano dall&#8217;altra parte: un pedone è invisibile, e se vuole sopravvivere, anche intangibile, nel senso che è meglio che si sposti prima di venire toccato.</p>
<p>La strategia migliore è affidare la propria vita a entità soprannaturali, e redimersi dei propri peccati prima di provare. L&#8217;alternativa consiste nel minimizzare gli attraversamenti e cercare di basare il proprio percorso su strade semi-secondarie; non <em>troppo</em> secondarie però, perché le stradine di 2 metri di lato hanno un passaggio a doppio senso di marcia di motorini ai 50 all&#8217;ora, e come pedone sei un ostacolo soffice, mobile e probabilmente intangibile. Quelle in cui c&#8217;è una parvenza di marciapiede, utilizzato come parcheggio, terrazza per i ristoranti, superficie di lavoro per le officine, ma sempre marciapiede.</p>
<p>Hanoi mi piace molto. Il traffico meno.</p>
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		<title>lampade magiche</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 05:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dubbi]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; da quando sono piccolo che ci sono delle domande che mi ronzano in testa:

perché la chiamavano lampada magica, quando è chiaramente una teiera?
era cosa normale nei tempi antichi SFREGARE una lampada? Era legale? Oppure c&#8217;erano posti un po&#8217; nascosti in cui la gente andava apposta per strofinarle?

Così tanti dubbi per una piccola vita.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; da quando sono piccolo che ci sono delle domande che mi ronzano in testa:</p>
<ul>
<li>perché la chiamavano lampada magica, quando è chiaramente una teiera?</li>
<li>era cosa normale nei tempi antichi SFREGARE una lampada? Era legale? Oppure c&#8217;erano posti un po&#8217; nascosti in cui la gente andava apposta per strofinarle?</li>
</ul>
<p>Così tanti dubbi per una piccola vita.</p>
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		<title>più holliwood di holliwood</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 02:47:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi ha fatto impazire, questa mattina, il commento di un comandante Talibano alla notizia dell&#8217;invio di più truppe americane in Afganistan:
&#8220;Vuol dire che ce ne sono di più da ammazzare&#8221;
Ora, se questa non è una affermazione nel miglior stile muso duro di Holliwood, non so cosa lo possa essere.
In Romagna, come ormai tutti sanno[*], abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha fatto impazire, questa mattina, il commento di un comandante Talibano alla notizia dell&#8217;invio di più truppe americane in Afganistan:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Vuol dire che ce ne sono di più da ammazzare&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Ora, se questa non è una affermazione nel miglior stile muso duro di Holliwood, non so cosa lo possa essere.</p>
<p>In Romagna, come ormai tutti sanno[*], abbiamo l&#8217;espressione &#8220;sborone&#8221; per indicare un Rodomonte, uno spaccone. Un amico anni fa coniò la variazione sul tema &#8220;sguazzone&#8221;, ovvero uno tanto spaccone da sguazzarci dentro (capire in cosa è lasciato come esercizio al lettore).</p>
<p>Ecco: sguazzone!</p>
<p>[*] <small>dico &#8220;ormai&#8221; perché all&#8217;età di 7-8 anni ero in vacanza in Gargano, e da bravo settottenne parlavo come uno scaricatore di porto. Non mi ricordo per quale evento, esclamai &#8220;<em>che sborata!</em>&#8220;: tutti mi guardarono tra lo storto e l&#8217;incerto, e uno commentò &#8220;<em>bleah, che schifo</em>&#8220;. Fino ad allora, non avevo sostanzialmente mai collegato l&#8217;espressione &#8220;che figata/sborata&#8221; con un qualche significato reale&#8230;</small></p>
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		<title>gremlins</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel server ci sono dei gremlins.
Ci stiamo lavorando&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel server ci sono dei gremlins.</p>
<p>Ci stiamo lavorando&#8230;</p>
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		<title>profanità cinesi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 06:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<category><![CDATA[incomprensione]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>
		<category><![CDATA[punta-e-grugnisci]]></category>
		<category><![CDATA[riferimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Mandarin Chinese profanity
Adoro il modo di dire &#8220;zoccola&#8221;: gōng gòng qì chē (公共汽车), bus pubblico (&#8221;tutti ci hanno fatto un giro&#8221;).
La gente è gente in tutto il mondo.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mandarin_Chinese_profanity">Mandarin Chinese profanity</a></p>
<p>Adoro il modo di dire &#8220;zoccola&#8221;: gōng gòng qì chē (公共汽车), bus pubblico (&#8221;tutti ci hanno fatto un giro&#8221;).</p>
<p>La gente è gente in tutto il mondo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>mind links: impro e meditazione</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 05:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[en passant]]></category>
		<category><![CDATA[body-mind-hack]]></category>
		<category><![CDATA[improvvisazione]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[neuro]]></category>

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		<description><![CDATA[Cose trovate in giro su mente e cervello, principalmente su improvvisazione e performance.
Tall Stories 
mostra il parallelo tra chi soffre di confabulazione (ovvero un tipo di danno cerebrale che porta a offrire sempre delle risposte inventata, *senza rendersene conto*) e l&#8217;improvvisazione teatrale. Chi improvvisa dorebbe essere in grado di usare una &#8220;doppia mente&#8221;, ovvero passare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cose trovate in giro su mente e cervello, principalmente su improvvisazione e performance.</p>
<p><a href="http://idiolect.org.uk/notes/?p=894">Tall Stories </a></p>
<p>mostra il parallelo tra chi soffre di confabulazione (ovvero un tipo di danno cerebrale che porta a offrire sempre delle risposte inventata, *senza rendersene conto*) e l&#8217;improvvisazione teatrale. Chi improvvisa dorebbe essere in grado di usare una &#8220;doppia mente&#8221;, ovvero passare allo stadio di invenzione continua, sapendo però di farlo.</p>
<blockquote><p>Improvisers tap into these same creative powers, but in a controlled way. They learn to cultivate a “dual mind,” part of which doesn’t plan or discriminate and thus unleashes its inventive powers, while the other part maintains a higher level monitoring of the situation, looking out for opportunities to develop the narrative.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.mindhacks.com/blog/2008/02/the_metaphysics_of_a.html">The metaphysic of a jazz thing</a></p>
<p>descrive i risultati ottenuti <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0001679;jsessionid=D663D4BED4616006324374A358254A02">mettendo dei musicisti esperti</a> a improvvisare e a eseguire pezzi noti in una macchina MRI:</p>
<blockquote><p>The scientists found that a region of the brain known as the dorsolateral prefrontal cortex, a broad portion of the front of the brain that extends to the sides, showed a slowdown in activity during improvisation. This area has been linked to planned actions and self-censoring, such as carefully deciding what words you might say at a job interview. Shutting down this area could lead to lowered inhibitions, Limb suggests.</p>
<p>The researchers also saw increased activity in the medial prefrontal cortex, which sits in the center of the brain’s frontal lobe. This area has been linked with self-expression and activities that convey individuality, such as telling a story about yourself.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.guardian.co.uk/science/2009/nov/24/fiona-shaw-neuroscience">Inside the mind of an actor (literally)</a></p>
<p>descrive uno studio su cosa seuccede nel cervello di una attrice quando impersona un personaggio.</p>
<blockquote><p>And people who aren&#8217;t actors certainly aren&#8217;t like that because they say things like: &#8216;How do you learn your lines?&#8217; Well, you don&#8217;t <em>learn</em> your lines, you live in the imaginative moment and the line is inevitable in that situation.</p></blockquote>
<p>Infine, <a href="http://generallythinking.com/blog/the-buddhist-brain-effects-of-three-types-of-meditation/">The Buddhist Brain</a></p>
<p>offre dei risultati sullo scan del cervello di monaci buddisti meditatori esperti. Ovviamente cambia. La cosa che mi ha colpito di più però è che qualcuno con 19000 ore di meditazione è considerato un principiante, qualcuno con 44000 ore un esperto. Tipo più di 15 anni a 8 ore al giorno stando seduti a non fare altro che meditare per essere esperti?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>nella testa di un attrice</title>
		<link>http://aliosha.org/appunti/2009/11/nella-testa-di-un-attrice/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 03:10:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[en passant]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>
		<category><![CDATA[neuro]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordare l&#8217;azione giusta perché è l&#8217;unica possibile in quel momento.
Credo che funzioni proprio così.
I think actors&#8217; brains are like musicians&#8217; in that they&#8217;ve been trained to learn enormous sections of language not by rote but by imaginative association,&#8221; she told me before going into the scanner. &#8220;You&#8217;re often in a visual architectural space in your [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordare l&#8217;azione giusta perché è l&#8217;unica possibile in quel momento.</p>
<p>Credo che funzioni proprio così.</p>
<blockquote><p>I think actors&#8217; brains are like musicians&#8217; in that they&#8217;ve been trained to learn enormous sections of language not by rote but by imaginative association,&#8221; she told me before going into the scanner. &#8220;You&#8217;re often in a visual architectural space in your head. In order to remember it, I need a visual image in my head.&#8221;</p>
<p>Are all actors like that? &#8220;Probably, yes. And people who aren&#8217;t actors certainly aren&#8217;t like that because they say things like: &#8216;How do you learn your lines?&#8217; Well, you don&#8217;t learn your lines, you live in the imaginative moment and the line is inevitable in that situation.&#8221;</p></blockquote>
<p>da <a href="http://www.guardian.co.uk/science/2009/nov/24/fiona-shaw-neuroscience">Inside the mind of an actor (literally)</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>hanoi diary: fammi vedere il tuo pezzo di conversazione che ti faccio vedere il mio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
				<category><![CDATA[nessuna]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[conversazione]]></category>
		<category><![CDATA[hanoi]]></category>
		<category><![CDATA[punta-e-grugnisci]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[In una delle mie prime case berlinesi, qualcuno aveva appeso un paio di mutande lunghe al muro della sala comune.
Si tratta del tipico *conversation piece*, pezzo da conversazione: un oggetto che attira l&#8217;attenzione e aiuta a rompere il ghiaccio: ovviamente quasi chiunque entrasse finiva per chiedere &#8220;come mai avete un paio di mutande lunghe appese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una delle mie prime case berlinesi, qualcuno aveva appeso un paio di mutande lunghe al muro della sala comune.<br />
Si tratta del tipico *conversation piece*, pezzo da conversazione: un oggetto che attira l&#8217;attenzione e aiuta a rompere il ghiaccio: ovviamente quasi chiunque entrasse finiva per chiedere &#8220;come mai avete un paio di mutande lunghe appese al muro della sala comune?&#8221;</p>
<p>E&#8217; quello che ho chiesto io quando sono entrato la prima volta a farmi fare il test di compatibilità coabitativa, una tradizione berlinese che ricorda un incrocio tra un colloquio di lavoro e una sessione della Santa Inquisizione, ma non così amichevole.</p>
<p>La cosa è che, essendo una casa di tedeschi, la conversazione, a differenza dell&#8217;ingegneria, non era un&#8217;arte praticata con grande assiduità, e la risposta, scocciata perché *ovviamente* quasi chiunque entrasse chiedeva &#8220;come mai avete un paio di mutande lunghe appese al muro della sala comune?&#8221;, era &#8220;mah, insomma, qualche tempo fa abbiamo deciso di appendere al muro ognuno qualcosa, e uno che non vive più qui ha appeso quello&#8221;. Una risposta così interessante da far considerare le carote lesse eccitanti, il guardare la vernice che si asciuga una attività emozionante, da far pensare che, una volta che sei stanco di Casalecchio di Reno, sei stanco della vita. Il nome tecnico è &#8220;pietra tombale dell&#8217;interazione&#8221;. Un &#8220;ma vaffanculo&#8221; è più garbato.</p>
<p>Questo è circa il problema dei pezzi da conversazione: verranno usati per fare conversazione, appunto, e circa chiunque inizierà la conversazione nello *stesso* modo, perché per tutti è una cosa nuova; mentre per chi lo possiede è storia vecchia, da quasi subito. Solo che nessuno ti obbliga ad averlo: nessuno ti obbliga a indossare una chiave antica attaccata al collo con una cordicella (&#8221;*è una chiave di una porta di una casa che non c&#8217;è più: sospetto che fosse la chiave della felicità*&#8221; rispondevo, peccato che essendo in Germania poi venissi guardato con sguardo vacuo e mi sentissi dire  &#8220;Ah so?&#8221;), non è che il dottore ti ha detto &#8220;o ti metti un cappello a cilindro in piena estate, o muori&#8221;; non sei tenuto a tenere delle mutande lunghe attaccate alla parete. Lo fai perché probabilmente vuoi permettere a chi ti visita, a chi ti incontra di iniziare una conversazione in modo naturale, invece dei solito &#8220;eh, come va, come sta la sua signora, ah se c&#8217;è la saluta c&#8217;è tutto, ma come fa freddo/caldo, hai visto l&#8217;ultima con cui ha trombato Silvio?&#8221;.</p>
<p>E&#8217; diverso per quelle  persone che *sono* dei pezzi da conversazione esse stesse: se sei alto due metri, se sei talmente gnocca che i maschi smettono di respirare quando ti vedono  e blocchi il traffico a distanza di tre isolati, se sei riccio e bianco ad Hanoi e magari guidi una moto d&#8217;anteguerra (loro), la gente ti ferma e ti parla di quello. &#8220;Come sei bella&#8221;, diranno, perché *loro* è la prima volta che ti vedono: tu te lo senti dire da quando hai 7 anni, non ne puoi più, non te ne frega un niente e non è che essere bella ti faccia andare via il mal di testa quando hai bevuto troppo la sera prima[ * ]. Lo sai che sei bella, e cosa vuoi rispondere, &#8220;ah davvero? Ieri invece ero talmente brutta che Nosferatu mi ha consigliato di andare da un estetista. Deve essere che ieri  ho mangiato i peperoni&#8221;?</p>
<p>Ma se hai un paio di mutande lunghe attaccate alla parete, beh, inventati qualcosa di interessante.</p>
<p>&#8220;Secondo te?&#8221; va già bene come inizio.</p>
<p>(C&#8217;è anche una situazione intermedia, *fare* qualcosa che è un pezzo da conversazione, e magari non lo fai per questo. Se sto facendo animazione sui trampoli, *sappi* che non sei il primo, non sei il secondo, non sei nemmeno il duecentesimo che mi dice a) &#8220;come sei alto&#8221; o, se sei nato comico, b) &#8220;uheilà, come è il tempo lassù?&#8221;, senti, il tempo quassù è esattamente lo stesso lì perché sono a un metro da terra, non sull&#8217;Everest. Se sto facendo uno spettacolo con il fuoco, ti stramalegiuro che non sei il primo a chiedermi se non mi brucio: sì, a volte capita, è fuoco sai? Lo si usa per cucinare, per questo a me mi pagano per stare qui a fare uno spettacolo e tu paghi per vedermi, perché è difficile, perché se sbagli tu bruci. Questo mi rende abbastanza solidale con le donne gnocche che fermano il traffico, e almeno io posso scendere dai trampoli, smettere di giocare con il fuoco, e mettermi un cappello per coprire i ricci. Lo so che dovrei rispondere in modo più garbato, non è colpa tua se <del datetime="2009-11-28T07:42:10+00:00">sei scemo</del>, ehm, se pensi che dirmi quello che mi dici ti renda interessante. Ci sto lavorando).</p>
<p>Il tutto per dire che quando sono arrivato ad Hanoi, ho deciso che volevo una Minsk, perché è una moto semplicissima di produzione russa, piuttosto bella da vedersi, robusta. &#8220;La voglio&#8221;, ed è la mia moto.<br />
Il bello della Minsk è che è facile da riparare. Questo è bene perché va riparata circa due volte al giorno.<br />
Spesso ce la faccio da solo, pulire la candela che si intasa ogni tre per due, cose del genere. A volte no, e data l&#8217;affidabilità dei veicoli qui, ad ogni angolo di strada c&#8217;è qualcuno pronto a ripararti una ruota bucata o farti ripartire il mezzo.</p>
<p>Mi fermo spesso agli angoli di strada, grazie alla tecnologia sovietica. Dopo un po&#8217; di smanettamento, una piccola folla si raduna a guardare l&#8217;occidentale con la moto scassona. Mi viene fatto capire a gesti cosa dovrei farne, della mia moto (buttarla), mi vengono mostrate le *loro* moto che funzionano (Honda, Suzuki, a volte Piaggio che fa tanto figo qui perché viene da lontano, dall&#8217;Y-Ta-Li) e fatto capire che dovrei comprarne una.</p>
<p>Mi spiegano circa cosa non va, senhza che io capisca ovviamente, smontano, rimontano, riprovano, al terzo tentativo, o all&#8217;undicesimo, di solito riparte.</p>
<p>E visto che raramente ho fretta, la cosa non è male. Per ora, considero la mia Minsk un pezzo da conversazione.</p>
<p><small>[ * ] però ammetti che fa sì che un sacco di persone ti invitino a cena gratis. Le mie amiche gnocche non hanno mai pagato una multa a un poliziotto *maschio* in tutta la vita.</small></p>
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		<title>hanoy diary: ho comprato qualcosa, non so cos&#8217;è</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 05:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle cose che amo di essere in paese nuovo è andare al mercato. Soprattutto ai tropici, ma non solo, ci sono cose mai viste prima, cose che sembrano note ma invece sono qualcosa d&#8217;altro, cose che sembrano esotiche ma poi non lo sono molto.
A Buenos Aires avevo avventurosamente comprato un ortaggio dalla verduraia sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che amo di essere in paese nuovo è andare al mercato. Soprattutto ai tropici, ma non solo, ci sono cose mai viste prima, cose che sembrano note ma invece sono qualcosa d&#8217;altro, cose che sembrano esotiche ma poi non lo sono molto.<br />
A Buenos Aires avevo avventurosamente comprato un ortaggio dalla verduraia sotto casa, strano, verde a striature gialle, circa tondo, dimensione di un pomodoro. &#8220;Como se llama?&#8221; faccio, e me lo dice e io non capisco perché non ho orecchio, per nulla, per la musica per le lingue gli accenti i dialetti, nada. Sono un duro della lingua scritta, ma una frana con il parlato: comunque persevero. &#8220;Come si cucina?&#8221; faccio, e lei si dilunga in spiegazioni, lo tagli, lo puoi friggere, lo puoi fare a fettine eccetera. Wow, mi dico, anche se non capisco tutto, vedi la cosa sull&#8217;essere una frana, ed era la mia prima settimana in Argentina.<br />
Una volta a casa prendo gli ortaggi del mistero, li taglio a fette. Zucchine.<br />
Tonde, ma zucchine. Sapore: zucchine. Consistenza al taglio, alla frittura: zucchine. Zucchine fatte e finite: tonde.</p>
<p>(mi assicura mia madre che esistono anche in I-Ta-Lia, ma che costano tanto. Non compratele: sanno di zucchine, come le altre)</p>
<p>Un po&#8217; come sentirsi coraggiosissimi al buffet e mangiare quelle cose che sembrano piccoli cervelli di scimmia, bolliti, per poi scoprire che erano castagne. Bollite.</p>
<p>Comunque, adoro perdermi al mercato, comprare cose che non so. Sono appena stato a cercare delle zucchine (appunto, tonde o no), perché questa sera cucino per una amica e conto di stupirla con pasta fatta in casa (strozzapreti), e le volevo per il sugo, e non le ho trovate. Vada per le melanzane, *credo* siano melanzane. Quando le venditrici hanno capito che l&#8217;occidentale un po&#8217; confuso, con un vocabolario di tre frasi che comunque non riesce a pronunciare (&#8221;grazie&#8221;, &#8220;ciao&#8221;, &#8220;non capisco&#8221;), era invece lì a *comprare cose che non capiva*, è iniziata una ressa. Ora ho uova, pomodori, ananassini mignon lillipuziani, un gigantesco pompelmo che la prima volta che ne ho comprato uno credevo fosse un&#8211;</p>
<p style="padding-left: 30px;">non so cosa, ma un pompelmo per me non deve avere diametro come un pallone da calcio e una buccia antiproiettile, ecco&#8211;</p>
<p>un qualcosa che credevo fosse o canna da zucchero o bambù e non è nessuno dei due, è fibroso e dolce e spero si possa mangiare crudo perché è quello che sto facendo; e uova, e un coso arancione con la buccia un po&#8217; spinosa che non ho ancora aperto, dovrebbe essere un ortaggio perché ce l&#8217;aveva la signora che vendeva aglio, melanzane (credo).</p>
<p>Adoro perdermi al mercato. Ora devo scoprire cosa ho comprato&#8230;</p>
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		<title>diventare il proprio incubo peggiore</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 03:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<title>lavora per me gratis. con grafici a torta esplosa.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 07:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosa che trovo più affascinante è quanto questo dialogo sia simile ad alcuni scambi che ho avuto con potenziali clienti dalle mirabolanti idee. &#8220;Ho una grande idea, lavora per me gratis, ci saranno dei soldi&#8221;.
Il tutto mi  ricorda i manuali per arricchirsi al Lotto: scusa, ma se io avessi la Formula Magica per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa che trovo più affascinante è quanto <a href="http://www.27bslash6.com/p2p.html">questo dialogo</a> sia simile ad alcuni scambi che ho avuto con potenziali clienti dalle mirabolanti idee. &#8220;Ho una grande idea, lavora per me gratis, ci saranno dei soldi&#8221;.</p>
<p>Il tutto mi  ricorda i manuali per arricchirsi al Lotto: scusa, ma se io avessi la Formula Magica per Arricchirmi al Lotto® (**compra la FMAL, in tutte le ricevutorie a soli €9,99**), non la userei per me, invece che scrivere un libro sull&#8217;argomento?</p>
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		<title>sintassi di Markdown</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 04:49:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://daringfireball.net/projects/markdown/syntax
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		<title>hanoi diary: fascetta salvatubo, alleluia!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 04:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aliosha</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche sera fa sono tornato a casa verso mezzanotte e, al terzo piano, dove di solito c&#8217;è la cucina, c&#8217;era una piscina. Non è che i miei compagni di casa (una canadese di lingua inglese, uno svizzero francese, una giapponese di origini vietnamite, e un *credo* coreano che si nasconde ogni volta che lo incrocio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa sono tornato a casa verso mezzanotte e, al terzo piano, dove di solito c&#8217;è la cucina, c&#8217;era una piscina. Non è che i miei compagni di casa (una canadese di lingua inglese, uno svizzero francese, una giapponese di origini vietnamite, e un *credo* coreano che si nasconde ogni volta che lo incrocio e mi fa un &#8220;hello hello&#8221; di corsa prima di sparire) avessero deciso di rendere più schick la nostra casetta coloniale: è che c&#8217;erano almeno 10cm di acqua in cucina.</p>
<p>&#8220;Pioggia?&#8221; ma non aveva piovuto. Tubo rotto? Ma non ci sono tubi in quella zona della cucina, solo il router internet a penzoloni sullo stagno tipo Tarzan sul fiume con i caimani. (Dubbio: i caimani sono la stessa cosa dei coccodrilli e degli alligatori, o c&#8217;è differenza?)</p>
<p>Ho fatto quello che chiunque farebbe, se appena tornato a mezzanotte e passa dopo aver spinto la moto-figa-ma-scassata per un chilometro prima di venir aiutato a farla ripartire da un passante dotato di vespa: mi sono rimboccato i pantaloni, ed ho proseguito fino al quarto piano, dove c&#8217;è la mia camera. Asciutta. Buona notte.</p>
<p>Il giorno devo lavare i panni, che il bello di essere in viaggio è avere 5 magliette e 5 paia di boxer, il brutto di essere in viaggio è  avere 5 magliette e 5 paia di boxer, e scopro che il problema non era la cucina, ma la lavatrice, che è nel circa-corridoio. O meglio: il tubo dell&#8217;acqua. Indurito immagino a causa del caldo, più o meno fissato con del nastro adesivo, si era sganciato, suppongo durante il lavaggio. Il nastro adesivo si era staccato, immagino a causa del caldo; del resto, non è che il nastro adesivo sia esattamente lo strumento giusto per tenere stretto un tubo che porta l&#8217;acqua in pressione alla lavatrice.</p>
<p>(abbiamo poi ipotizzato che la causa principale fosse che è stata cambiata la pompa dell&#8217;acqua. Non sappiamo perché, in quanto l&#8217;altra bastava: ma questa è *più potente*, *più incazzata*: e chi può resistere a una pompa dell&#8217;acqua più potente e incazzata?</p>
<p>Chi poi si trova la cucina allagata quando cerca di usare la lavatrice, ecco chi)</p>
<p>Provvedo a rimettere il tubo in posizione, stringo alla bell&#8217;e meglio (che avrei giurato si scrivesse &#8220;bell&#8217;emeglio&#8221;), asciugo un po&#8217; per terra con uno straccio, mi dico &#8220;qui ci vorrebbe una fascetta stringitubo&#8221;, ed esco. Non avevo idea di come e dove comprare una fascetta stringitubo in Vietnam, senza parlare la lingua: il mio modo principale di comunicare è il &#8220;punta e grugnisci&#8221;, come con il computer. Le mie interazioni di norma si svolgono come segue:</p>
<p style="padding-left: 30px;">Voglio quello.&lt;indico&gt; &lt;sì con la testa, sorride&gt;</p>
<p style="padding-left: 30px;">No, quello. &lt;indico di nuovo&gt; &lt;sì con la testa, sorride&gt;</p>
<p style="padding-left: 30px;">No, quello lì, quello che indica il mio dito, non quello a 4 parsec da dove siamo &lt;indico sempre la stessa cosa&gt; &lt;sì con la testa, sorride&gt;</p>
<p style="padding-left: 30px;">Guarda, questo è un dito, sta indicando *lì*, voglio *quello*. &lt;indico, con un crampo al dito&gt; &lt;sì con la testa, sorride&gt;</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ok, tanto non lo volevo &lt;vado via&gt; &lt;sì con la testa, sorride, pensa &#8220;vaffanculo&#8221; in vietnamita &#8220;ma tanto abbiamo battuto i cinesi, i francesi e gli americani&#8221;&gt;</p>
<p>Ottima cura contro il consumismo. Accidenti alle lingue con 6, dico sei, toni. Io nemmeno sento la differenza tra U e Ü in tedesco, figuriamoci.</p>
<p>La sera incontro la canadese, che sta usando la paletta della scopa per raccogliere l&#8217;acqua. Alternativa. Scopro che l&#8217;acqua era in cucina perché è in pendenza: lei si era accorta del disastro la sera prima, perché la sua camera è al secondo piano, e aveva cominciato a pioverci dentro. Ma non pioveva. Ecco perché chi vive al quarto piano può ignorare le cose ed andare a dormire, chi vive al secondo meno: deve essere una metafora del riscaldamento globale, credo. La aiuto con uno straccio, intanto parliamo: c&#8217;è un intanto bello lungo. Lei non solo non ha idea di come dire &#8220;fascetta stringistringitubo&#8221; in vietnamita, non ne ha mai vista una e non sa come si dice in inglese (jubilee clip, non ho idea di cosa c&#8217;entri con il giubileo, forse perché se si sta allagando la casa e ne trovi una e risolvi il problema, poi urli &#8220;alleluia&#8221;; il nome senza trademark è però &#8220;hose clamp&#8221;, che ha senso). Comunque la lavatrice pare aver funzionato, ritiro le mie cose circa pulite e le stendo sul corrimano delle scale, che così si fa in questa casa. Continuo a pensare che prima o poi dovrò comprarla, la fascetta.</p>
<p>Due giorni dopo lo svizzero francese, che fa l&#8217;architetto, mi dice &#8220;the washing machine is broken again&#8221;. Come è rotta di nuovo? E&#8217; rotta la lavatrice? Vuoi vedere che mi ero sbagliato, non è il tubo, è la lavatrice?</p>
<p>&#8220;Il tubo si è staccato mentre andava, questa volta l&#8217;ho fermata in tempo&#8221;. Ah, ok: tubo staccato, quindi lavatrice rotta. Vedo che ha una mentalità tecnica, l&#8217;architetto. Gli spiego che serve una fascetta stringicavo, no, non ne ha mai vista una, non ha idea di come si dica in francese. Non che il francese sarebbe d&#8217;aiuto ad Hanoi, ma era tanto per sapere. Suppone che si dica &#8220;anello&#8221; (&#8221;collier de serrage&#8221;, invece, *collare di serraggio* tipo).</p>
<p>Esercizio del giorno: comprare una <a href="http://images.google.com/images?q=fascetta%20stringitubo&amp;oe=utf-8&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=N&amp;hl=en&amp;tab=wi">fascetta stringitubo</a>.<br />
Senza parlare la lingua. Senza che il dizionario aiuti.</p>
<p>Vicino a casa c&#8217;è un negozio di strumenti, lo so perché sono giorni che rimando di cercare di fagli capire che voglio il manico di una zappa, ma solo il manico, che sono giocoliere, non contadino, e devo costruire un bastone da giocoleria (appunto), non devo zappare. E&#8217; già faticoso spiegare in ferramenta in Italia che mi servono le cose per usi alternativi, figuriamoci qui. Ma mentre il manico della zappa da trasformare in bastone da giocoleria può attendere, la lavatrice no. Vado e mi metto ad esplorare gli oggetti esposti, mentre il proprietario fa del suo meglio per ignorare la presenza di un occidentale riccio, che probabilmente non parla vietnamita, nel suo negozio di 2 metri per tre. Non vedo la fascetta. Così mi metto a fare un disegno, che allego. Cerco la parola per rubinetto, e per tubo, che scrivo, e cerco di pronunciare senza successo (sei toni, ricordate?). A questo punto provo a parlare al venditore, che, dopo aver tentato di ignorarmi per qualche minuto, sperando che rinunciassi e andassi via, prova a capirmi. Fallendo. Mosto il disegno: non aiuta, però osserva divertito il mio dizionario giallo &#8220;Inglese-Vietnamita&#8221;. Mimo un anello, e un cacciavite che gira: almeno spero, ci sono tipo 617 modi per il mio gesto, di cui 614 volgari e probabilmente almeno 400 di questi costituiscono un insulto mortale in Vietnam, lavabile solo con il sangue, o vendendo la carta vetrata sbagliata.</p>
<div id="attachment_23" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-23" title="fascetta" src="http://aliosha.org/appunti/wp-content/uploads/2009/11/fascetta-300x225.jpg" alt="fascetta stringitubo: chiaro no?" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">fascetta stringitubo: chiaro no?</p></div>
<p>Il tipo scuote la testa, ma pare di capire. Mi spiega che non ce l&#8217;ha, ma che se vado avanti sulla stessa strada, sulla destra, trovo chi ce l&#8217;avrà. Credo: forse mi ha detto di convertirmi al pastafarianesimo prima che sia troppo tardi, la venuta di Ch&#8217;tulu il divoratore di anime è imminente,  l&#8217;ufficio per l&#8217;immatricolazione è sulla destra. Ringrazio, compro della carta vetrata sbagliata ma tant&#8217;è, &#8220;*senti, sto indicando della carta vetrata a 1cm dal mio dito, e poi sto facendo un gesto di 10cm di lunghezza, secondo te cosa voglio, un jetpack? Come? Avete i jetpack qui in Vietnam? E li vendete in ferramenta? Figooooo*&#8221;.</p>
<p>Comunque. Dotato del mio fido disegno, mi avventuro più avanti sulla strada. Sulla destra c&#8217;è un posto che vende zuppa, una tenda in cui vive una famiglia, un *qualcosa*. Niente che sembri avere a che fare con la fascetta. Mi rassegno alla prossima venuta di Ch&#8217;tulu il divoratore di anime, attraverso la strada e cerco un posto in cui mangiare qualcosa che io possa pronunciare. Fino ad ora sono un duro del **kem carame**, *crem caramel*.</p>
<p>E dall&#8217;altro lato della strada, lo vedo. No, non Ch&#8217;tulu il divoratore di anime: il negozio di tubi. Ri-attraverso la strada (la faccio breve, ma non è così facile come sembra: ci sono interi manuali sulla sopravvivenza urbana che, al capitolo &#8220;attraversare la strada ad Hanoi&#8221;, scrivono &#8220;*convertirsi al pastafarianesimo, e pregare che Ch&#8217;tulu il divoratore di anime giunga prima che dobbiate farlo*&#8221;. Tanto per dire).</p>
<p>Raggiungo il negozietto. Osservo, sperando che le fascette stringitubo siano di moda questo autunno e siano in vetrina: no. Così mostro il mio disegno, faccio il mio numero di mimo, noto una vaga comprensione nel volto della venditrice. *No, non voglio il tubo. No, il rubinetto ce l&#8217;ho già. No, niente jetpack, ah, questo va ad acqua? Figo. No, mi serve la fascetta, vedi qui nel disegno, che poi stringo, così, &lt;gira gira con il cacciavite immaginario&gt;*&#8230;</p>
<p>La ragazza si volta, fruga dove tiene nascoste le cose più preziose e i simboli sacri per la venuta di Ch&#8217;tulu il divoratore di anime, e tira fuori non uno, ma ben due tipi di fascette. Per non saper né leggere né scrivere, ne compro due di ogni tipo, &#8220;<em>no, non voglio sapere la radice quadrata di 33π, ti indico una fascetta, dico <strong>hai</strong></em><em> che vuol dire <strong>due</strong>, faccio 2 con le dita, no, non è che ho vinto, indico l&#8217;altra fascetta e ripeto; no, niente jetpack, grazie, sì è figo</em>&#8220;. Alla fine capisce. Me le dà. Pago. Ho in mano 4 fascette stringitubo, due per tipo, comprate in Vietnam.</p>
<p>Mi allontano saltellando e sorridendo come un deficiente mentre attraverso la strada, confermando l&#8217;idea locale che tutti gli occidentali siano un po&#8217; strani.</p>
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